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La fotografia è memoria

febbraio 20, 2014 | Posted By: | Pincopalla Blog |

Pochi giorni fa, come ogni anno, si è parlato di memoria.

E come ogni anno ci prepariamo per andare ad una di queste conferenze o incontri dedicati alla memoria.

Ascoltiamo testimonianze o letture, vediamo proiettati filmati, documentari e fotografie di guerre passate e di luoghi distrutti dalle guerre.

E’ proprio in questi momenti che la fotografia svela un aspetto fondamentale di sé: la memoria.

“Chi si ricorda oggi del massacro degli armeni?”

Armin t. Wegner

Armin T. Wegner nasce a Wuppertal(Westfalia) il 16 ottobre del 1886 e muore a Roma il 17 maggio del 1978. E’ un dottore in diritto, uno scrittore, e un poeta profondamente colpito dalla tragedia del popolo armeno, di cui è stato testimone oculare nella Turchia Ottomana. Ha dedicato infatti gran parte della sua esistenza alla battaglia per i diritti umani ricercando con letteratura e poesia la verità su se stesso e sugli uomini.

Dopo aver ottenuto la maturità, inizia a studiare giurisprudenza e scienze politiche a Zurigo, Parigi, Berlino e Breslau dove si laurea nel 1914. Nell’inverno tra il 1914 e il 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale, decide di arruolarsi come infermiere volontario in Polonia.

E’ l’aprile del 1915 quando viene invitato in Medio Oriente come membro del servizio sanitario tedesco. In questo periodo utilizza i giorni di permesso per indagare intorno alle voci che gli erano giunte sui massacri del popolo Armeno. Nell’autunno con il rango di sottotenente al seguito del Feldmaresciallo Von der Goltz comandante della 6° armata ottomana in Turchia, attraversa l’Asia Minore.

Ricavabili dalle lettere del suo diario sono le tappe del viaggio di Wegner nell’area meridionale: Costantinopoli, Ras el Lain, Mossoul, Baghdad, Babilonia, Rakim Pasha, Kalikie, Abu Herrera, Abu Kemal, Der es Zor, Rakka, Meskene, Aleppo, Konja, e ancora Costantinopoli. L’ufficiale Wegner intanto sta raccogliendo appunti, notazioni, documenti, lettere e sta scattando centinaia di fotografie all’interno dei campi di deportazione degli Armeni.

Tramite i consolati e le ambasciate di altri Paesi riesce a far arrivare parte del materiale in Germania e negli Stati Uniti. Il suo smistamento clandestino di corrispondenza viene scoperto e Wegner viene arrestato dai tedeschi su richiesta del comando turco.

Nel novembre del 1916 si ammala gravemente e decide quindi di lasciare Baghdad per Costantinopoli.

Nascoste sotto la cintola, si porta con sé lastre fotografiche sue e anche di altri ufficiali tedeschi delle immagini del genocidio degli Armeni al quale aveva assistito impotentemente.

Genocidio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel corso di un processo ad un giovane studente, Armin T. Wegner decide di rendere testimonianza in maniera inequivocabile dei tragici eventi cui aveva assistito di persona, era il 1921 a Berlino.

Nel 1922 pubblica infatti un importante appello per i diritti degli Armeni e nel 1924 inizia un romanzo sulla tragedia del popolo armeno e sull’Armenia del XX secolo.

Viene invitato a Mosca, visitando per la prima volta l’Armenia nel 1927, divenuta nel 1922 una delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

In Germania è ormai marchiato come <<intellettuale bolscevico>>, come traditore dei valori nazionali tedeschi.

L’11 aprile del 1933, subito dopo la serrata contro gli Ebrei, indirizza ad Adolf Hitler una lettera aperta: una chiara protesta contro i comportamenti antiebraici e antiumani del regime. E’ per questo gesto coraggioso, ma soprattutto per il marchio di <<pacifista fanatico>> e di <<simpatizzante della sinistra>>, che verrà arrestato dalla Gestapo, picchiato, imprigionato e trasferito in tre campi di concentramento diversi.

Solo dopo cinque mesi di detenzione lo rilasceranno.

Tra il 1936 e il 1937 si trasferisce in Italia, prima a Vietri, poi a Positano.

E’ con l’emanazione delle leggi raziali del 1938 che il clima di “relativa” tolleranza originariamente presente in Italia si deteriora.

Wegner è arrestato, sia pur per poche settimane, insieme ad altri intellettuali rifugiati in occasione della visita di Hitler.

All’indomani dell’entrata in guerra dell’Italia, Herbert Kappler ordina l’arresto di Wegner e il confino nel campo di Potenza. Wegner riuscirà a raggiungere Roma e, in quanto cittadino tedesco, ricorre all’ambasciata.

Dal 1941 al 1943 lavora come insegnante di lingua  e letteratura presso l’Accademia Germanica di Padova. Decide di iscriversi nei registri della facoltà con il nome di A. Theo Wegner, questo gli eviterà di essere identificato. Nel ’43 con la liberazione torna a Positano. Ritorna in Germania per la prima volta nel 1952. Nel 1956 si trasferisce a Roma.

Nel 1965 per la commemorazione del 50° anniversario del genocidio degli Armeni, la stampa scopre la sua documentazione fotografica.

Il suo ruolo di testimone del genocidio armeno e di difensore dei diritti dei popoli, degli Armeni e degli Ebrei, viene finalmente riconosciuto a livello internazionale. Il 28 aprile del 1968, Armin T. Wegner è alla Casa Armena di Milano.

Genocidio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sua forte testimonianza fotografica getta nuova luce sul primo genocidio del XX secolo: gli episodi inediti e soprattutto le dure immagini del suo archivio fotografico sono memoria indelebile.

Prima della morte dispone il trasferimento della sua intera produzione all’Archivio della Lettera Tedesca di Marbach nela Repubblica Federale. Armin T. Wegner muore a Roma, all’età di 92 anni, il 17 maggio del 1978. 

 Continuiamo a ricordare.

L’articolo originale su

http://www.pincopalla.org

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